Una storia italiana…49^ parte

Le gambe accavallate, mentre si godeva lo spazio del divano. Non c’era fretta. Ci sono momenti in una coppia dove il tempo non si vive sulla quantità ma va dosato in qualità. Come un profumo che si indossa con poche gocce in punti strategici del collo. Osservava l’aria e il buio che penetravano nella stanza senza ostacoli.

Rimase sorpreso nel vederla in quella posizione mentre rientrava nel salone. Non aveva scampo. Non c’era più possibilità di tergiversare. Se l’uomo in questi casi vorrebbe sprofondare piuttosto che affrontare una situazione simile, la donna si arma di atteggiamento da serial killer per approfittare di quel momento di debolezza del coniuge per ridare una luce diversa al rapporto. Sentirsi vincitrice spogliandosi di quel dolore, gettandolo addosso alla controparte per umiliarlo in maniera cruda e netta.

Gli occhi del marito si sentirono come un imputato davanti al Giudice: “Alzatevi”, direbbe prima di leggere la sentenza.

In quell’istante il clima nella stanza divenne gelido. C’era qualcosa di freddo che non scaldava la coppia. Ma non c’era bisogno di una sera di ottobre con i bambini a letto per capirlo. Non è mai troppo tardi.

La moglie partì subito in quarta: “Io e te dobbiamo parlare…”.

No way out. Gli americani amano classificare in questo modo le situazioni senza via d’uscita.

In questi casi viene fuori la razionalità dell’uomo: “E parliamo. Però vorrei capire di cosa, visto che hai creato un caos incredibile per un pensiero gentile che ti ho fatto facendo venire Antonietta a casa. Ma ti pare normale fare una scenata per una cosa simile?”.

Contro la passionalità e illibro aperto delle donne: “Si vede che non hai capito un cazzo! Voi uomini siete limitati”.

Era in piedi, davanti alla moglie, poggiato allo spigolo della finestra. Si andò a sedere accanto a lei.

Gli prese le mani: “Senti, ma possibile che non riesco a renderti più felice?”

“Ti sei chiesto il perché?” subito riattaccò lei con quel suo “stai attento che ti faccio secco al primo colpo”, restando sulla falsariga della passionalità, tratto distintivo di ogni donna in una discussione.

“Senti, ma io lavoro tutto il giorno, ho dei casini sul lavoro non indifferenti. Settimana prossima devo andare a Bologna. Cerca di capirmi”, riprese con la razionalità l’uomo, al quale queste discussioni danno fastidio quanto una sconfitta della loro squadra del cuore.

“Cazzo, ma solo questo sai dire?!? Mi sento insoddisfatta, trascurata, delusa e tu a cosa pensi?! Al lavoro, al lavoro, al lavoro”.

“Oggi si è rotta la macchina. Altri casini e tu mi vieni a parlare di queste cose. Con tutto il rispetto ma c’è qualcosa di più concreto di cui preoccuparmi”.

“Sentivaffanculo!” senza quella breve interruzione tra una parola e l’altra. Si alzò di scatto e se ne andò in camera da letto lasciando la porta del salone aperta. Non aveva neanche voglia di sbatterla come è naturale in questi casi.

Infuriata, percorse i pochi metri che la dividevano dal letto. Arrivò al buio accanto al comodino ed accese la abat jour. Prese dal cassetto lo specchietto per trovare un rifugio e qualche risposta che non fosse di assoluta razionalità nel suo volto.

Il marito rimase un istante in salone a guardare il buio davanti a sé. Come a cercare una risposta. Come a cercare un motivo. Trovò.soltanto un mezzo sorriso ripensando alla scopata di qualche ora prima con Erica.

Continua…

 

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