Una storia italiana…54^ parte

Come se non mancassero gli inconvenienti, nel periodo mestruale per la donna il sonno è uno spazio delimitato da poche ore. Con un unico denominatore: il nervosismo. Lo specchio davanti a lei rifletteva attraverso le ultime tapparelle le prime luci del nuovo giorno. Accanto aveva il marito. Ne poteva udire il fiato. Dormiva? Lei non di certo.

Era intenta a riflettere su tutti quegli eventi accaduti negli ultimi giorni. Tanti, troppi. Voleva rimettere ordine e quel senso di sonno vigile le consentiva di esporsi in tutta l’anima ferita.

Il giro era abbastanza netto e preciso: da un punto morto partiva, ad un punto morto tornava. La donna ama questi viaggi nei punti morti, dove cercare quelle risposte. Conosce il risultato scarso che otterrà, ma lo fa. La differenza è sempre quella: passione contro ragione.

La passione di una donna non è cieca. In casa l’immagine femminile è quella dell’ordine e della sensibilità. Quando l’uomo ha un drappo rosso davanti agli occhi, la donna diventa quella luce in grado di ridare forza ad una scelta molte volte dettata da una ragione troppo ragionata.

Le era capitato tante volte di essere la scialuppa di salvataggio del marito. Nell’eccesso, la donna ha la risposta che l’uomo non trova: dove l’uomo si ferma per manifesta razionalità, la donna va oltre, trovando la soluzione ad un punto interrogativo grande quanto un dubbio.

Lo stesso dubbio che in quel momento le faceva una regata di bolina in testa : cosa era cambiato? Un punto morto lo aveva trovato. Ora c’era da preparare le proprie vele, ad affrontare contro vento quel tratto di mare.

Quelle condizioni di navigazione le sbattevano il vento in faccia. Come schiaffi arrivavano i quesiti del cuore: cosa era cambiato? Era cambiata lei? Era cambiato lui?

Le analogie ed i ricordi divengono la pietra di paragone per questa riflessione. E più nella tapparella entrava quella luce, più lei si contorceva in questo sport controvento.

Quella complicità che li portava a scopare all’improvviso sul divano, dov’era terminata? E quel desiderio di guardarsi negli occhi senza parlarsi? E queste riflessioni la facevano tornare poco più che maggiorenne, quando si vedevano di nascosto, mangiandosi di sguardi chiacchieroni e chiassosi, da non avere neanche il tempo di aprire bocca. Quelle gonne larghe indossate perché lui potesse infilarci le mani e farla bagnare fino a quando non lo prendeva e scopavano in un vicolo buio lontani dalle orecchie troppo attente delle vecchie che per De André erano senza più voglie ma pronte a confessar peccati inesistenti.

Quella volta che al cinema si misero sulle ultime poltroncine per godersi una scopata di quelle memorabili da raccontare alle amiche quando sono dal parrucchiere. I peccati di gioventù divenivano i ricordi di quella mattina di ottobre.

Non c’era solo la gioventù a morderle le vele. C’era quell’assenza di dialogo. Quei silenzi musoni, dove non sapevano proprio cosa dirsi. Anche a volerlo, c’era poco da dire. Silenzio era la risposta ad una domanda magari pronunciata in una lingua diversa.

Quando andarono dal notaio per l’eredità, furono capaci di azzuffarsi per chi dei due doveva parlare prima. Il notaio De Risio li guardava con fare rispettoso ma chissà quante cose pensava in quel momento davanti a quella scena. La segretaria, vecchio sogno erotico del marito mai confessato alla moglie, era lì con quella gonna e quello spacco così eccitante.

Non c’era niente al di là del muro del silenzio? Non c’era una visione d’insieme di due che si amano?

Quel tradimento del marito di qualche anno prima, in fondo non aveva fatto altro che rompere un equilibrio fatto di gesti formali e di parole pesate per non venir meno al quieto vivere. Quando in una coppia il quieto vivere sostituisce il sale del matrimonio non sono molte le strade da percorrere.

Loro preferirono perseguire quella del “tempo sistema tutto”. Ma in lei non sistemava nulla. Facevano l’amore con il contagocce. Quel trasporto non c’era più. Arrendersi agli anni che spengono i fuochi più resistenti? Ci aveva pensato, ma…suonò la sveglia.

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