Una storia italiana…43^ parte

Davanti a lui c’era il grigio dell’asfalto e la sensazione di inquietudine che mordeva dentro. Al telefono c’era la sua amante, con cui aveva avuto una relazione anni fa, scoperta dalla moglie.

Un rapporto tormentato che per poco non influiva sul matrimonio. La moglie per qualche settimana dormì dalla madre e non voleva vederlo più. Gli faceva ribrezzo averlo accanto.

In questi casi l’uomo si isola, cerca di vivere la normalità di giorni che di normale non hanno niente.

Solo la testardaggine dei genitori riuscì a convincerla a non fare ulteriori colpi di testa, in particolar modo per il bene dei figli che in quel periodo soffrirono tanto questa situazione.

Il loro rapporto viveva di quella quotidianità anonima, dove il dialogo è una rarità, come se si cercasse acqua nel deserto.

Quella sera al convegno organizzato dall’azienda c’era anche lei. Aveva un tajer nero, capelli raccolti in un fermaglio oro. Un filo di trucco e delle labbra disegnate da un rossetto aggressivo ma non arrogante.

Cercò un approccio ma ricevette un due di picche immediato. Salvo riprovarci a fine serata con un atteggiamento diverso. Si scambiarono i numeri di telefono.

All’inizio lei si fece desiderare, come ogni donna, finché un fine settimana, approfittando del fatto che lui ogni tanto andava in trasferta per conto dell’azienda, si incontrarono in un parcheggio dell’autostrada per dirigersi in seguito verso un hotel anonimo della zona.

Per mesi la cosa andò avanti in questo modo, con la passione a dirigere le emozioni di un rapporto che non poteva ottenere altro. Il matrimonio era migliorato, con la moglie le cose andavano meglio.

Un pomeriggio si dimenticò il telefonino nella giacca proprio quando la moglie stava passando lo straccio per pulire la camera. In quel momento arrivò un messaggio: “Provo un sentimento di beatitudine quando sto con te”. Sulla rubrica l’aveva salvato come “Antonio Prini 2”, come se il suo collega Antonio avesse un altro numero di telefono.

Terminata la doccia entrò in camera e trovò la moglie che lo accolse in maniera molto sarcastica: “Ti piace il cazzo e devo scoprirlo da sola?”.

Cadde dalle nuvole.

“E come si chiama la zoccola?!”.

Realizzò in un istante cosa stesse accadendo.

Lui cercò di spiegare ma c’era ben poco da comprendere o far capire: “Non mi toccare per l’amor di Dio, non mi toccare che ti stacco le mani! Brutto figlio di puttana! E ci ho fatto pure l’amore stanotte. Che uomo di merda!”.

La reazione fu violenta e il veleno venne fuori come un fiume in piena: “Ecco spiegata la tua euforia degli ultimi mesi. Avevi la puttanella che ti teneva allegro il pisello. Mi fai schifo!”.

Per terminare con un’escalation di urla: “Brutto bastardo”, “maledetto!”, “vai da quella puttana, maledetta come te”.

La signora di fronte, riservata come tutte le vicine di casa, si precipitò a vedere cosa stesse accadendo, ritrovandosi nel bel mezzo di una discussione chiusa dall’abbandono della casa da parte della moglie tradita dopo circa due ore di clima incandescente dove le lacrime di lei erano il segno che qualcosa si era rotto per sempre. I bambini in tutto questo spettacolo erano le uniche vittime innocenti di qualcosa che non potevano capire.

“Erica cazzo! Mi metti in difficoltà così”.

“Tu mi tratti male! Sono stufa di questa situazione”.

“Ma secondo te è normale che mi scrivi quando sto a casa?”

“E come dovrei fare?”

“Non di certo come vuoi fare tu. Cerca di essere riflessiva”.

La chiacchierata conciliatrice andò avanti circa dieci minuti. “Dove sei?”, chiese lui.

“Sto uscendo dall’ufficio”.

“Tra venti minuti in tangenziale. Ho voglia di te…”.

Si incontrarono. Era un mese e mezzo che non si vedevano. Andarono in una pineeta abbandonata dove solo le coppiette si fermano sapendo che la necessaria tranquillità non verrà disturbata da nessuno.

In quel posto i telefonini non hanno campo, ma lui in quel momento non ci pensava. Aveva solo voglia di trasgressione. Di darsi al piacere per puro scopo egoistico.

Continua…

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