Uno sguardo lontano dai social

Mentre Francesco Repice mi descrive il prepartita di Inter-Atalanta sto riflettendo sull’aspetto quotidiano dei social nella società attuale. Chi scrive è più di un mese che non frequenta social, se non fosse per questo mio blog personale dove lascio scorrere i miei pensieri sapendo di essere letto da pochi, se non nessuno. E non è una brutta sensazione, specie guardando i dati delle visualizzazioni: gli ultimi 15-20 post pubblicati non li ha visti nessuno

Ecco, tornando alla mia decisione di lasciare i social c’è una stanchezza nel dover combattere contro gente che fa della visione della loro miseria uno stile di vita, trovando giovamento nel segnalare post alle persone. C’è un momento dove ti stanchi di dover rincorrere la loro miseria, ma soprattutto a che pro?!

Questo distacco mi permette di riflettere su cosa sono i social per le persone: una vetrina delle vanità, un’esposizione di ciò che si vuol far credere di essere, incoraggiati da commenti e riflessioni tutte pro domo dell’autore. Così accade che qualcuno scriva: sono così, sono una persona diversa dal gregge e tutti a lisciare il pelo e guai a esprimere un pensiero diverso pena la ramanzina di chi in quel post cercava una vetrina per continuare a esporre la sua mercanzia quotidiana

Me li immagino tutti in uno stanzone posizionati davanti a tanti specchi gridando all’unisono come automi: sono bello, sei bellissimo. Un continuo di queste due frasi per tutto il giorno, di modo da rafforzare l’illusione di essere belli e dare pane all’ipocrisia di chi sente la necessità di sentirsi dire che è bellissimo

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