…il perdono è gratuito. Il rancore non so

Rileggevo poco fa la vicenda che ha visto protagonista Fabrizio De André e la compagna Dori Ghezzi, rapiti in Sardegna nel 1979 (da qui la canzone “Hotel Supramonte”).

A margine della sua liberazione il cantante ha dimostrato il valore che si può dare al #perdono con parole cariche di significato: “Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai”.

Nonostante questo il cantante ha continuato ad amare la Sardegna, separando le vite di quei disgraziati (in senso umano) dal resto della popolazione sarda senza fare la confusione che si crea tutt’oggi nel fare di tutta l’erba un fascio, metodo utile per non venirne fuori, restando prigionieri come i carcerieri…

Le faccine del futuro

Il filosofo Giorgio Agamben, o forse il suo fake, di recente, proprio in rete, ci ha addirittura fatto dono di una sentenza raggelante per coloro che avessero ancora a cuore il sapere tradizionale, ordinario, minimo, che tuttavia sembra fare al tragico caso nostro. A suo parere, nel prossimo immediato futuro, saranno ritenuti analfabeti non certo chi ignori i rudimenti della grammatica, della sintassi e le più comuni regole ortografiche (e forse anche l’esistenza letteraria di un Dante, Cervantes, Kafka e, metti, il nostro Buzzati) semmai gli incapaci a decrittare gli emoticon, le faccine, e i “meme”, sorta di cabaret fotografico nato sempre in rete per la soddisfazione dei più semplici, dei nemici della complessità.

Tratto da un pezzo dell’Huffington post. A seguire una mia riflessione

Ad esempio molte emoticon, pollici e faccine non le capisco e devo litigare con chi non riesce a comprendere la mia difficoltà. E probabilmente le parole – già oggi scarse – finiranno per essere utilizzate come consenso e diniego di un Si e un No. Al resto ci penseranno faccine, pollici e meme

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