Una storia italiana…62^ parte

Quello scambio di battute le tolse di dosso quella sensazione di inadeguatezza che la pervadeva. Si sentiva in colpa, ma in quel momento di tutto aveva il desiderio, tranne di cercare la causa di quel sentimento. Sonia gestiva la situazione con maestria e lei era lì a pensare come cazzo facesse la sua amica ad avere una faccia di bronzo così spiccata senza che Stefano se ne accorgesse.

Oppure, verosimilmente, se n’era accorto ma gli faceva comodo non vederla. Si chiama convenienza o gestione dei rapporti, pensava dentro di sé.

Aveva un vantaggio in quei minuti di ascolto: osservarlo.

Quel camice bianco era attillato a quelle spalle larghe, ma sopratutto la eccitavano quei peli che uscivano dal petto. La temperatura in quell’ambiente era tale da potersi permettere un camice primaverile e questo le permetteva di osservarlo come mai aveva fatto prima di allora. Quegli sguardi erano diventati ora la forma del suo corpo. Quelle mani possenti e ben curate si muovevano nell’aria mentre spiegava a Sonia qualcosa che in quel momento le sfuggiva.

Quell’assenza di barba e quelle basette così ben disegnate vicino alle tempie. I capelli così ben curati da un taglio giovane e sbarazzino e quegli occhi quasi chiusi ma così penetranti, al punto da averla fatta imbarazzare non poco dal primo momento in cui li ha incrociati. Profondi e intensi. Come quel momento che non intendeva far terminare mai. Avrebbe avuto tempo per analizzarlo. Scopo della donna è quello di sottoporre ogni momento con l’uomo che le piace ad analisi approfondita e da lì partire con congetture ed illusioni in grado di tenerla desta e padrona della situazione.

“Ehi, andiamo?!? – le disse Sonia – devo andare a prendere i bambini…”.

“Ah si”, un po’ scioccata dall’essere risvegliata da quel sogno di pensieri ad occhi aperti che stava vivendo.

“Stefano grazie ancora di tutto per la tua gentilezza” fece Sonia, come a far intendere a lei di buttarsi per un bacio d’apertura corteggiamento.

Fu Stefano stesso ad avvicinarsi a lei per darle un bacio sulle guance. Sentì in quell’istante il profumo dell’uomo. Quel dopobarba ancora intenso nonostante fossero passate da poco le 12 entrò violento nel suo sistema olfattivo dandole un altro strattone a quei pensieri così incantati. Quella pelle morbida da mordere. Quante sensazioni in quel bacio.

“Vi aspetto al locale una di queste sere” furono le parole di commiato di Stefano. Lei colse quelle parole qualche istante dopo. Era in un vortice di emozioni che non riusciva a coglierne una da poter osservare. Sfuggenti come non le capitava da tempo.

Sonia guardava avanti mentre uscivano dall’ospedale mentre lei quasi faticava a starle dietro. Si sentiva come sollevata da qualcosa di invisibile. Non sentiva il peso ed il suono dei suoi passi, al punto da abbassare lo sguardo per rendersi conto se stava camminando o lievitando nell’aria.

Come avviene in questi casi solo un evento reale può risvegliare dal senso di beatitudine: il telefonino è uno di questi.

Il marito le chiedeva dove fosse.

Si accorse dopo qualche istante di come aveva risposto in modo imbambolato al telefono.

“Ehi, ma ci sei?!?”

“Chi, io?!”

“Sembri sconvolta!”

“Ma cosa dici!?” con un tono di voce simile a quello di un bambino colto a mangiare la marmellata.

Continua…

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