Una storia italiana…56^ parte

Ricevono regali e rose rosse per il loro compleanno. La voce di Mina accompagnava il suo ritorno in ufficio. Il sole pallido di ottobre era il giusto palcoscenico ad uno stato d’animo ferito.

La donna in queste situazioni vede tutto nero. Il grigio è un accessorio che non utilizza neanche come vestiario. Figurarsi come prospettiva da cui guardare le circostanze. Quella mattina i pantaloni neri venivano accompagnati da una borsa di pelle blu notte, come a significare: “Chiuso. Non ho voglia di parlare”.

Appena entrata in ufficio sentì la voce di quell’oca giuliva di Ilaria. Nel suo immaginario una come Ilaria non aveva la cognizione di pensare qualcosa di utile: solo stronzate. Quando la sua sagoma entrò nella stanza, si zittì immediatamente. Gesto di scortesia fatto apposta per continuare a vivere una tregua che ormai anche armata dava fastidio ad entrambe.

“Che aria viziata…”, disse lei, aprendo un’anta della finestra. Altro piccolo calcetto dato ad Ilaria, mentre Vanessa nel frattempo era entrata nel loro studio.

Lo sguardo tra le due donne la insospettì: cosa preparavano quelle due streghe? L’avrebbero trovata agguerrita. Non bastava la crisi con il marito, ci volevano queste due stronze a rendere la giornata pesante.

“Ma non avete freddo?”, disse in tono stizzito Vanessa. Lei non perse l’occasione: “No, qui stiamo bene così!”. Quel così era stato accentuato per dare un significato molto chiaro: stammi alla larga, non è aria oggi.

Il pc dava i primi segni di vita dopo che il suo indice aveva pigiato il pulsante di accensione. Nel frattempo mandò il messaggio a Sonia dicendole di passare a prenderla per le 11:30. Già che c’era, mandò un saluto alle amiche del gruppo.

Quel semplice messaggio scatenò il whatsappismo quotidiano fatto di battute e controbattute tra di loro, al punto che dopo un quarto d’ora c’erano 82 messaggi da leggere. L’era social rende libere le persone di esprimersi. Seppure per una battuta.

Lucia su Facebook l’aveva taggata in un post dove annunciava che la sera sarebbero andate a cena insieme con Sonia. Dopo giorni di naso turato, era ora che l’aria tornasse a circolare nei suoi polmoni.

Iniziò a lavorare cercando di rimanere concentrata.

Dopo circa dieci minuti riprese il telefonino ed andò a rivedere quel messaggio che Sonia aveva condiviso sulla sua pagina. Le donne quando stanno male non cercano la soluzione, cercano un altro motivo per infliggersi altra sofferenza. Salvo andare dalla parrucchiera o dall’estetista a cercare di ridare luce ad un volto che avrebbe bisogno di altro e non solo di vanità.

Quelle parole le avevano aperto una voragine interiore che non faceva altro che amplificarsi senza che niente potesse fermarla.

Quando ti ho vista arrivare, bella così come sei…ascoltava con le cuffiette la canzone di Gino Paoli. Quella voce così calda e soffice le permetteva di non sentire quei piccoli spifferi di vento che da fuori entravano senza permesso.

Sonia la chiamò intorno alle 11:20: “Sto arrivando…”.

“Si va bene. Devi farmi una cortesia: dobbiamo andare in ospedale. Ho dimenticato una cosa…”.

L’amica, dall’altra parte del telefono sorrise: “Ho capito, ho capito…”.

Spense il pc, chiuse la finestra. Aveva ragione Sonia…

Continua…

 

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