Una storia italiana…55^ parte

Quell’indifferenza che rende i passi dell’altro inesistenti. E’ questa la situazione in cui si muovevano lui e lei quella mattina. Mentre era nel bagno, la moglie in cucina dava il latte ai figli. Se lei era in bagno, in cucina il marito sorseggiava il suo latte e caffè nella tazza d’infanzia. Quella ceramica intatta ed indistruttibile di quando, da bambino la mamma gli urlava in testa che doveva sbrigarsi perché l’autobus non l’avrebbe atteso per portarlo a scuola.

Solo una volta cadde con tutto il latte, ma come tante cose di un tempo, si scheggiò senza rompersi. Quella scheggiatura è rimasta nel tempo, come una cicatrice.

Due fantasmi in poco più di 150 mq senza altro interesse che l’escludersi dallo sguardo dell’altro. Una ricerca minuziosa dell’abbandono di un dialogo, fosse solo di occhi.

Antonio suonò due volte al citofono. In quell’oasi di indifferenza non c’era il rischio che la moglie andasse ad aprire.

“Ci vediamo a pranzo” a mezza voce, dopo aver baciato i bambini.

Le scale, diventavano il tratto di demarcazione tra quell’indifferenza silenziosa e la vita che lo attendeva nel momento in cui varcava la soglia del portone.

“Antonio buongiorno”.

“Caro mio. Dormito bene?”

“Cazzo, non dormivo così bene da qualche settimana”.

“Eh dopo una serata come quella…”, accompagnando la sua riflessione con una risata di gusto. Quel movimento della bocca da chiodo fisso in testa che ha ogni uomo.

“Quando usciamo ricordati che devi andare a casa tua che ho la macchina lì da te…”.

“Ma l’ha bevuta?”, conoscendo l’antefatto

“Si, ha un po’ borbottato ma ormai so come tenerla a bada…” rispose con un sorriso sornione.

Al bar entrarono ordinando due cappuccini. Antonio, la testa abbassata a leggere il “corriere della sera”, mentre la rosea inchiostrava le sue dita a pagina cinque.

In ufficio il clima era quello da pre fine settimana: tutti sorridenti ed allegri. Quarantotto ore di rilassamento per prepararsi alla prossima settimana dove la trasferta di Bologna era l’inizio di una nuova fase del lavoro. Ci avrebbero pensato da lunedì. Intanto andava completata quella giornata con profitto.

La sua giacca lasciata cadere sulla spalliera della sedia ed il mouse pronto a rispondere ai suoi clic

In un momento di pausa si fermò a pensare a quello che era accaduto la sera prima.

L’aspetto prettamente sessuale era passato in secondo piano. C’era quel bisogno egoistico di soddisfare la propria natura. Se la moglie non gli dava quelle attenzioni che voleva, trovava in Erica quel brivido dell’avventura che gli dava la possibilità di affrontare il quotidiano con un atteggiamento meno nevrotico.

Dopo anni di matrimonio andrebbe fatto un test per vedere quanto si è cambiati dal quel “si”.

I contesti cambiano, cambiano le abitudini. La voglia di essere protagonisti sentendo una donna tutta per te senza quel vincolo lo faceva sentire più propenso ad accettare quel test.

Il matrimonio può essere una sconfitta se non c’è un lampo di luce a rischiarare una routine, ed è propizio sapere dove andare a cercare quel lampo.

Con il senno di poi, quel tradimento scoperto dalla moglie l’aveva reso paradossalmente più libero di muoversi e di capire le sue necessità.

Prima di Erica c’erano le due, alle volte tre scopate a settimana. Come un cartellino da timbrare senza entusiasmo.

Erica gli aveva ridato quell’entusiasmo, quel vigore, quella voglia di godere per il piacere di godere. Non un cartellino stanco, ma un desiderio di riappropriarsi delle proprie emozioni.

Suonò il telefonino. Il responsabile doveva metterli a conoscenza di ciò che avrebbero fatto a Bologna.

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