Una storia italiana…50^ parte

Quella sensazione di amaro ormai era parte di lei. Masticare le emozioni come se fossero un medicinale dal sapore disgustoso faceva parte del suo quotidiano. Non riusciva a trovare un punto d’incontro con il marito: inoltre quel passo fatto andando verso di lui le pesava. Non avrebbe dovuto farlo. Ci ripensava in quegli istanti prima di poggiare la testa sul cuscino.

Non riuscivano più a comunicare. Lo spazio tra i due si dilatava come l’effetto di una lacrima che cade su un numero scritto su un foglio a quadretti, dandogli una dimensione diversa. Come se un otto diventasse uno zero o viceversa.

Lo specchio rifletteva il suo volto. Da quell’immagine cercava una risposta che non c’era. Si sentiva la strega cattiva che chiedeva allo specchio delle sue brame chi fosse la più bella de reame, non trovando mai la risposta che voleva.

Sentì i passi del marito avvicinarsi alla camera da letto. Ripose lo specchio nel cassetto e con un colpo secco lo richiuse lasciando le dita scivolare dalla superficie di legno con calma. SEnza alcuna fretta.

“Non dormi?” chiese lui.

“Ho mal di testa”.

“Buona notte”, poggiando la testa sul cuscino.

Si sentì umiliata. Dietro quel “Buona notte” c’era una sconfitta che non riusciva ad accettare. Possibile che solo lei sentisse quel peso nell’anima? Solo lei sentiva quel senso di vuoto che coglie in determinati momenti della vita?

Si infilò le ciabatte e si chiuse in bagno. Iniziò a piangere in silenzio. Guardava fuori dalla finestra le luci in lontananza che le davano un senso di tristezza ancora più forte.

“Sonia, mi sento persa”. Scrisse questo messaggio su whatsapp all’amica che gli è stata più vicina nelle ultime quarantotto ore.

“Vuoi che ti chiamo?” rispose immediatamente l’amica.

“Mi sento vuota e depressa. Come può una donna sposata sentirsi sola? Soltanto questo mi chiedo”.

“Non voglio essere petulante ma se credi di risolvere qualcosa standotene male tutto il tempo, non caverai un ragno dal buco”.

“E cosa dovrei fare?”, mentre le lacrime avevano un’intensità diversa. Sonia colpiva alcuni angoli di lei che le davano altro dolore.

Se c’è qualcosa che può far male ad una donna è quella sensazione di non comprensione che le pervade fin da quando iniziano ad avere i primi fidanzatini. La loro diventa una forma di corazza da cui cercano di trarre quel sentimento poetico di cui vengono cibate fin dall’infanzia con l’immagine del principe azzurro, vero dramma con cui arrivano fino alla tomba.

“Devi uscire, dare vita alle tue emozioni. Non puoi rinchiudere te stessa in un cubo dove respiri a fatica”.

“Sonia, non ci capiamo: lui parla solo delle cose che gli interessano. Ed io dove sono?”.

“Fanno sempre così. Tu intanto vivi. Non è possibile aspettare che loro capiscano mentre sfiorisci”.

“Domani mattina andiamo a fare colazione insieme”, chiuse la conversazione con un bacio.

Quel confronto con il mondo esterno al marito la rinfrancò, dandole una boccata d’ossigeno. Sonia le aveva detto cose semplici che in quel momento le rimbombavano in testa e non riusciva ad inquadrare. Anche se…

Continua…

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