Una storia italiana…48^ parte

Vuoto ma sazio. Si sentiva svuotato non solo perché aveva fatto sesso. In particolar modo la testa gli sembrava più leggera.

Scese dalla macchina di Antonio ed in lontananza vide le luci accese. Entrando nel vialetto che lo portava al portone, c’era la Veronica umbrosa a fare da cornice ai suoi passi sui ciottoli. Si è optato per una pianta di piccole dimensioni per decorare al meglio questo luogo di passaggio.

Davanti a sé aveva un buio spesso, rotto soltanto da un faretto acceso per i condomini. Prese le chiavi ed aprì il portone.

Entrato in casa poggiò le chiavi come suo solito sul mobiletto. Dentro di sé ancora era ubriaco di quel sesso così penetrante da non dargli tempo di metabolizzare dove fosse.

Erica era un ricordo di qualche ora fa, ora c’era da affrontare la moglie. Uscì dalla cucina e c’era la porta del bagno chiusa. Vide il filo di luce uscire da sotto la porta. Bussò per chiedere se stesse bene.

Sentì solo un rumore di ciabatte e si avviò in camera per spogliarsi e mettersi il pigiama.

Addosso sentiva ancora il profumo di Erica. Era una sensazione di eccitazione che non lo abbandonava e quell’idea mai tramontata di una notte di sesso con la moglie e un’altra donna tornava in auge nei suoi pensieri più peccaminosi.

Un paio di volte aveva proposto ad Erica di andare in qualche club privé per fare questi giochini ma lei si era rifiutata: “Devi essere solo mio. Già ora non accetto di dividerti con lei, figurati se dovessi farlo con un’altra donna nella stessa stanza”.

Entrò nell’altro bagno per farsi una doccia veloce per togliersi di dosso quel sapore di sesso.

L’acqua da sempre è vista come purificante e rigeneratrice: in quel momento per lui era un attimo di piacere prolungato che lo faceva sospirare lentamente. Il vapore nel bagno invase appannò lo specchio. Un colpo di mano ed il vetro tornò a riflettere la sua immagine. I capelli umidi, il phon a ridare loro forma.

Mentre richiudeva tutto nel mobiletto si toccò la cappella tra le mutande. Era ancora vogliosa di Erica. Di quelle labbra inumidite dalle sue dita ansiose di darle piacere.

Entrato in cucina giocò per qualche secondo con i bambini. Il tempo utile affinché la moglie entrasse e lo guardasse negli occhi.

Non c’era molto dialogo in quella cena molto spartana: due uova, un po’ di insalata e una mela.

Lo sorprendeva il fatto che la moglie non l’avesse attaccato. Ma conosceva le strategie di una donna: non poteva passarla liscia. Risuonava nelle sue orecchie quella minaccia, neanche tanto velata che la moglie gli aveva fatto qualche ora prima, come presentimento di un tradimento che lui aveva negato.

In bocca ancora il sapore delle uova, tra le mani il pacchetto di sigarette da dove avrebbe sfilato quella giusta per godersi il dopo cena.

Continua…

 

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