Una storia italiana…47^ parte

Il giaccone di finta pelle alzato per coprire il viso dalla malinconia. Ultimamente di motivi per essere serena ne aveva avuti pochi e quella sera volevo ricominciare ancora una volta, ripartendo da se stessa.

Quel colpo non lo poteva accettare. Dentro di lei si agitavano i fantasmi del passato. Quella notte fu lunghissima. Nella sua mente gli ritornavano in mente i primi momenti quando lo cacciò di casa. Le urla e la preoccupazione dei vicini, il senso di smarrimento che durò un paio di settimane. I figli che piangevano e non capivano, lei che li abbracciava cercando di trovare le parole giuste: “Papà deve andare a trovare un parente che sta male”. Non ci credevano molto: “E perché gli hai detto che lo odi?”.

In quei momenti avrebbe voluto sprofondare. Davanti ai figli. Cosa poteva fare? Accettare di dividere il letto quella notte con uno che l’aveva tradita? La ferita sanguinava e non c’era medicazione che potesse fermarla. Le sue lacrime di allora sembravano quelle di una sera di ottobre. Per fortuna le amiche non la abbandonarono, facendola sentire meno sola. Il problema era la notte. Le lenzuola, fresche di bucato, cambiate la prima notte per non sentire ancora il suo odore. Il candore di quel bianco sporcato dalla sensazione di sudicio che sentiva dentro di lei. Non riuscì a dormire, finendo per fare le tre di notte con Silvia al telefono.

Mentre preparava i bambini per la cena, si fermò un istante in bagno. I capelli ancora profumavano di phon e lacca. La pettinatura era da gran signora, ma quelle piccole lacrime le deformavano il trucco così ben curato da Liviana, parrucchiera e amante del sorriso delle proprie clienti.

Aveva pensato di fargli una sorpresa: fermarsi fuori dal campo, appostata alla rete mentre il marito giocava. In quell’ambiente prettamente maschile una donna si sarebbe notata subito. Lo aveva immaginato che le avrebbe sorriso.

Voleva essere un gesto distensivo il suo. Le due ore da Liviana le avevano ridato quello smalto di cui sentiva la necessità. Aveva bisogno di aprire una finestra nella sua vita e far entrare aria pulita.

La porta si aprì, con essa lo sbuffo classico del marito. L’avrebbe riconosciuto tra mille. L’istante successivo, le chiavi sul mobiletto dell’ingresso. Quel suono sordo e alle volte chiassoso, quella sera non emise alcuna vibrazione.

Lei strinse le dita al bordo del lavandino. Era un gesto molto forte. Così violento che le dita iniziarono a farle male. Alzò gli occhi e la sua immagine si rifletteva allo specchio. Non riusciva a pensare. C’era lui di là. A pochi metri da lei.

“Sei in bagno?” chiese lui vedendo dal pavimento un filo di luce passare dalla porta.

Si asciugò le lacrime, mentre lo sentiva parlare e scherzare con i bambini.

Non pensò a niente. Entrò in cucina e lo fissò per qualche secondo mentre lui, fermo davanti al maggiore dei due figli, la guardava senza parlare.

Gli scappò una mezza risata. L’ira nascosta da un gesto inconsulto.

“Per la macchina ci vogliono un paio di giorni” esordì mentre mangiava l’insalata.

Quel tipo di calma così leggera non si viveva da giorni in quella casa.

La cena fu consumata senza tante parole. E questo era ormai il modello standard delle ultime cene tra di loro.

Accompagnò i bambini a letto mentre lui se ne andò fuori dal balcone a fumare.

Lei cercò di fare meno rumore possibile e si sedette sul divano. Il suo corpo si lasciò avvolgere dal tepore di quel plaid che copriva il divano. La schiena sentì subito la comodità di quella scelta, dandole un attimo di sollievo a quel dolore che arriva con le mestruazioni.

Non si accorse di nulla. Un’ultima boccata, quella più gustosa. La cicca spenta nel posacenere.

Uno sbuffo dei suoi e…la vide lì, a pochi passi nella penombra della stanza. Come una ladra l’aveva atteso in quel silenzio rotto solo dai suoni delle macchine in lontananza e dalle boccate del marito alla sigaretta.

“Io e te dobbiamo parlare…”, secca, senza inflessioni. Come una lama che colpisce all’improvviso illuminando quel poco di luce che accompagnava quelle parole.

Continua…

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