Una storia italiana…46^ parte

 

Ancora ubriaco di piacere, aveva la vista annebbiata: mentre Antonio guidava silenzioso verso casa, aveva modo di ripensare a quei momenti rubati alla routine e alle discussioni con la moglie.

Quanto gli mancava una sana scopata. Quelle gambe da accarezzare e baciare neanche fossero seta, erano il suo pasto preferito in quei momenti. Ripensava alle urla di piacere di Erica, tutta desiderosa di sentirsi posseduta.

Già, le urla di piacere: da quando non provava quella sensazione di libertà? Quegli orgasmi silenziosi per non far svegliare i bambini, attenti a non dare troppo nell’occhio quando giocavano nella stanza accanto alla loro. Il sesso con la moglie era un continuo guardarsi con gli occhi e con le orecchie ascoltare rumori indistinti che potevano rendere inutile tutto quell’incrocio di emozioni. Corpi muti senza parole.

La porta chiusa raccomandandosi ai bambini di non entrare se prima non avessero bussato e uno dei due avesse dato l’ok per entrare. I figli sono una schiavitù che rende il sesso una prigione dove i piaceri a lungo andare divengono retorici.

L’idea di mettere la stanza dei giochi accanto alla camera da letto fu della moglie. In quella casa tutto era ideato da lei, attenta ad ogni minimo particolare. Il color panna accompagnato da mobili di noce per i primi anni di matrimonio erano il contesto dove darsi quell’amore che anela ogni donna. Il tempo tende a relativizzare ogni sentimento. Compreso l’amore. Rimane solo l’ideale a cui si aggrappa ogni volta la moglie per farlo sentire in colpa.

La chiamata della moglie lo riportò alla realtà. Un colpo di tosse per impostarsi la voce, si rimise in posizione adatta a non dare troppo nell’occhio: “Sei vivo?”, subito attaccò la moglie.

Gli spiegò del problema avuto dalla sua macchina. La conversazione non durò molto. Sapeva che tornato a casa non sarebbe finita lì. Lo aveva messo in preventivo.

Aveva studiato tutto fin nei minimi particolari. La moglie non avrebbe mai toccato i suoi vestiti da lavoro: li faceva lavare in lavanderia per non farli rovinare. Il lavoro in azienda richiedeva rispetto dei ruoli ed eleganza. Una doccia al volo, la discussione inevitabile, da affrontare con uno stato d’animo diverso. Più leggero.

Tradire non è un gioco da ragazzi. E non tutti sanno tradire.

Davanti a sé la strada, le curve, Antonio alla guida.

“Ci sei?”

“Antonio, cazzo che gran scopata”.

Il feeling tra uomini si basa su pochi temi condivisi: donne e calcio. Antonio non amava il calcio, era più un amante del proprio corpo. Qualcuno lo definiva un fissato, ma lui se ne fregava, dandoci dentro in palestra e al circolo del tennis.

“Erica è una bella passera. Settimana prossima incontro Federica”.

“Ti ricordo che dobbiamo andare a Bologna mercoledì”.

Antonio non si pose il problema: “La incontro lunedì. Ho detto a mia moglie che vado a cena con i colleghi”.

Tornò a pensare a quel culo così bello da mordere. Si era ripromesso che in hotel avrebbe ripreso il discorso proprio da lì, da quelle forme arrotondate da qualche peccato di gola che gli avevano ridato quella voglia di sentirsi uomo. Erica con gli anni aveva messo qualche chilo in più, terminato sui fianchi, ma quella faccia da troia che tanto lo eccitava non l’aveva mai persa.

Il seno aveva perso quel vigore della gioventù ma se ripensava a come cavalcava qualche ora prima, lo vedeva ancora arrapante.

Si piacevano. Si davano.

La forza di questi rapporti senza legami sta proprio in quella libertà da vincoli che consente alla mente di non trovare ostacoli: tutto, senza perdono. Tutto, senza respiro. Tutto. Una prossima volta non potrebbe esserci.

Continua…

 

 

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