Una storia italiana…44^ parte

Si concessero il piacere fugace di un paio di ore fuori dal mondo. Dove i loro corpi comunicavano con quella passione che la routine ha messo in soffitta.

Quei baci di labbra ansiose, quel desiderio di non sentirsi in obbligo verso niente se non per il piacere di essere felici in quel momento.

Nel tradimento, fatta la cernita, rimane il piacere. Se la tradizione cattolica vive il piacere come un peccato, loro in quel momento erano peccatori consenzienti. Ma quel peccato che trova il suo bisogno di essere compiuto quando le circostanze non ammettono altre deroghe.

Non avrebbero mai voluto rivestirsi ma il tempo giocava contro di loro. Fuori era buio, in lontananza solo un paio di auto. Notò indistintamente una Lancia color rosso fuoco ed un Suv.

Dentro l’abitacolo si faticava a vedere al di fuori. Abbassarono i finestrini quel tanto che serviva per far circolare l’aria.

“Ti voglio bene”, gli sussurrò lei, mordendogli l’orecchio.

“Non farmi segni che altrimenti mi spara…”.

“Come fai ora a non farti scoprire?”

“Ho già chiamato Antonio. Mi copre lui. Tra poco chiamo mia moglie e gli dico che la macchina si è fermata in strada e l’ho portata dal carrozziere”.

“E Antonio come ti copre?!?”

“Lascio la macchina sotto casa sua e mi accompagna a casa”.

Lei sorrise: “Fossi mio marito ti ammazzerei…”.

“Vedi cosa devo fare per vederti?!”

“Non te ne vai mai a mani vuote con me”, aggiunse lei con un sorriso ironico, per poi proseguire sulla falsariga: “Da quanto non scopi con lei?”

“Ormai se lo facciamo due, tre volte al mese è grasso che cola…”.

“Mi ero accorta della tua foga ma non pensavo ti facesse penare così tanto”.

“Lasciamo stare, non amo parlare di queste cose” con tono seccato.

Accese il quadro e ripartirono. La ghiaia sotto i pneumatici accompagnava il tragitto che li avrebbe portati fuori dalla pineta.

In tangenziale il traffico era quasi del tutto scomparso quando si immisero sulla loro corsia.

In macchina lei gli strinse la mano. Lui guardava davanti a sé: “Mi piaci con questo accenno di barba. Ti fa più uomo…”.

Mezzo sorriso da parte sua che nel frattempo prendeva il telefonino e lo accendeva.

Trovò le chiamate della moglie ma la prima cosa che fece fu quella di avvisare Antonio.

“Tra un quarto d’ora sono sotto casa tua. Ciao ciao…”.

“Quando ci rivediamo” pronunciò queste parole con un tono di voce sommesso.

“Penso già settimana prossima. Devo andare a Bologna per un refresh su alcuni aspetti di un nuovo lavoro da svolgere. Non chiamarmi e non scrivermi”.

“Mi sento una reclusa”.

“Cazzo voi donne!”, sbottò con quel senso di nervosismo che aveva lasciato a casa quando aveva annunciato alla moglie che andava al circolo.

La macchina si fermò al parcheggio. Si tolse la cintura di sicurezza, si mise di lato e le accarezzò i capelli.

“Mi manchi già…”, pronunciò queste parole con quel senso di malinconia che le donne sanno rendere artistico.

“Senti, non mi chiamare…”.

“Cazzo e solo questo sai dirmi?!?”

“Conosci la mia situazione, non mettermi in ulteriori casini. Ti chiamo appena sono a Bologna…”.

Lei lasciò la macchina delusa. Le aspettative come tante cose hanno due facce, come una medaglia: le spettava quella meno desiderata. Era il suo ruolo. Lo sapeva. Ma nonostante questo, il senso di profonda angoscia nel sentirsi un oggetto le calava sul viso senza che lei potesse opporre una pur minima resistenza.

“Antonio, sto arrivando…” scrisse un messaggio veloce su whatsapp che cancellò due secondi dopo.

L’istante successivo chiamò la moglie…

Continua…

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