Una storia italiana…35^ parte

Nel frattempo arrivò il marito. La corsa in camera a prendere le sue cose per chiudere quella porta e ricominciare a vivere.

L’ospedale in certi casi sembra un carcere e quella flebo al braccio era la cella dove il mondo viene visto con un blindo che viene chiuso ogni giorno alla stessa ora e riaperto quello successivo, sempre alla stessa ora. Vivere in un ambiente dove è controllato l’orario diventa la negazione di una libertà che lei voleva riprendere tra le mani.

Lo sguardo era curioso mentre si incamminava nel corridoio lungo quanto un sospiro. Quel sospiro che le serviva per capire dove fosse quel tipo che le aveva aperto spiragli di luce in una stanza chiusa da tanto tempo.

Non poteva dare molto nell’occhio, avendo il marito accanto che gli portava le borse e con passo spedito si avviavano alla macchina.

Uscita dall’ospedale quel cambio di aria le sembrava una scoperta. Quante cose stava iniziando a conoscere o riconoscere in quelle poche ore.

Tante. Troppe. Si sentiva frastornata. La luce dopo qualche ora nella penombra controllata di una stanza di ospedale diventa accecante.

Il telefonino continuava ad emettere suoni di avviso: whatsapp era in visibilio per il suo ritorno a casa.

“I bambini?”

“Li ha accompagnati la nonna”.

“Già…”, sospirò lei.

Quel cancello, quei colori familiari diventavano un ossigeno di cui sentiva la mancanza.

Sotto il porticato la portiera si aprì per la necessità di tornare subito a vivere in maniera normale.

Sentì suonare il telefonino del marito mentre prendeva la borsa in macchina. Uno sguardo a trecentosessanta gradi intorno a sé.

Si avviò verso il portone.

Mentre la voce del marito si attenuava metro dopo metro.

Salì le scale con quell’ansia di togliersi di dosso quell’odore di ospedale.

Quando mancavano tre scalini il suo olfatto presentì qualcosa che non conosceva. Anzi, conosceva troppo bene ma non credeva fosse rimasto così forte dal giorno prima che aveva pulito casa.

Entrò nell’appartamento e trovò tutto pulito. Alcune cose spostate; altre lucidate; non riusciva a capire.

Il suo umore iniziò a deviare dal sereno al variabile, fino a diventare grigio. Attese in cucina con il telefonino in mano mentre rispondeva ai messaggi delle amiche.

La porta, lasciata socchiusa accompagnò il ritorno del marito. Sorridente, venne accolto dalla moglie: “Ma cos’è successo? Me lo puoi spiegare? Arrivo e…” con tono di voce pronto a ribaltare il mondo.

“Ho fatto venire Antonietta”, con voce prima calma, per poi agitarsi l’istante successivo: “Mica ti dispiacerà?!”.

“Mi chiedo come ti possano venire in mente certe cose! Non ho mai sopportato quella donna e tu la fai venire a pulire dentro casa?!?”.

Lui rimase di sasso…

Continua…

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