Una storia italiana…33^ parte

Cosa c’entrava in quel momento la matematica in quegli occhi? Era l’emozione inedita. Questo si: un’emozione inedita.

Quello sguardo, rivolto verso di lei la faceva sentire importante. Era una sensazione di appagamento, per il momento molto vaga, che le dava un senso di soddisfazione. Sentiva una confusione dentro di lei.

Con quegli occhi  e quelle labbra. Il pensiero sconcio le attraversò i pensieri senza fermarsi per più di qualche secondo, mentre il suo sguardo era perso nell’orizzonte, divisa da una vetrata pulita.

Ma cosa vai pensando, diceva tra sé e sé, come due facce di una stessa medaglia: sei sposata, hai due figli, diceva una. L’altra: in fondo che c’è di male.

Il gioco delle opzioni è un modo molto ben studiato dal genere femminile. Dove la donna non può arrivare con il cuore, ecco che la testa inizia a formulare ipotesi per ottenere il suo scopo.

Lei in questo caso non aveva scopi: era un gioco. Poteva anche essere terminato in quel momento. In fondo per lei il gioco era unilaterale. Magari lui neanche sapeva che lei volesse giocare e si stava creando un castello di idee tutte molto illusorie.

Intanto, rientrò in camera e trovò ben 21 messaggi su whatsapp, più una chiamata di Sonia.

“Sonia ciao. Avevo la suoneria bassa”.

“Si si, viene lui a prendermi intorno alle 11:30. Senti, domani dove andiamo?”.

Sonia gli propose di andare a scuola di ballo: “Non ne ho molta voglia. Non si può fare qualcosa di diverso?”.

Sonia gli propose una pizza con Lucia e Veronica, due che non amavano i balli latino americani.

“Vada per la pizza. Andiamo da Vincenzo. Una margherita che non sto tanto bene di stomaco e non voglio esagerare”.

Chiuso il telefono, tornò a passeggiare nel corridoio. Dopo circa un’ora tra una battuta scambiata con un’infermiera e un messaggio su whatsapp, si accorse che Stefano non si vedeva più.

Fine del sogno, iniziò a fantasticare. Ma sogno di cosa, rispose l’altra parte di lei, impegnata a controbilanciare un peso che in quel momento iniziava a muoversi. Dopo anni di immobilismo, iniziava a muoversi.

Non le erano mancate le occasioni, ma il dovere coniugale, i figli, il senso del pudore, tutte cose che dentro di lei per anni si erano accumulate come polvere in una stanza chiusa per molto tempo.

Quella stanza si stava aprendo, ma l’uscio era ancora cigolante e la luce dell’esterno non aveva ancora completato il suo lavoro, rimanendo a metà.

Forse era meglio farla rimanere chiusa. Forse…

Continua…

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