Una storia italiana…32^ parte

L’indomani la sveglia suonò come sempre durante la settimana alle 6:40. La spense subito per far dormire ancora un po’ i figli.

Andò in bagno per una doccia silenziosa nei gesti, non nel sorriso che parlava per lui. La serenità ritrovata con la moglie lo faceva sentire bene. Il rasoio scivolava sulla sua pelle ancora umida come desiderava. Il dopo barba era un tocco di classe che adorava.

La madre, si presentò sotto il cancello di casa sua intorno alle 7:55, in tempo utile per prendere i bambini e portarli a scuola. Prima c’era da fare una sosta al bar: i bambini pretesero che la nonna gli facesse fare una colazione come si deve.

Mentre faceva la curva per abbandonare la casa, dall’altra parte della carreggiata arrivava Antonietta.

La fece entrare con un sorriso contagioso: “Come sei sorridente oggi. Hai vinto al superenalotto?”.

“No no! Meglio. Molto meglio. Oggi vado a prendere mia moglie. Voglio sia tutto perfetto e solo tu puoi farmi questo regalo”.

Quell’entusiasmo proseguì mentre dava le ultime indicazioni per la pulizia e dove trovare il necessario. Gli anni erano passati e i ripostigli sono un segreto tutto femminile.

Antonietta conosceva molto bene quella casa, ma come ogni donna delle pulizie metteva da parte il rapporto interpersonale affidandosi al padrone di casa.

La radio in macchina era tenuta in sottofondo. Ad un certo punto, nel traffico del mattino si sintonizzò su una frequenza a lui nota. Trasmettevano “Il mio canto libero” di Lucio Battisti.

“E la verità, si offre nuda a noi, al di là del limite degli occhi tuoi”, come gli piaceva questa strofa. Era la canzone che ascoltò la sera che si conobbe con la futura moglie.

Una sera d’aprile, al cinema con un gruppo di amici, adocchiò questa ragazza sbarazzina con una coda di cavallo tenuta da una molla rossa. A quel tempo nei cinema ancora si poteva fumare e, approfittando del buio, si avvicinò a lei: “Hai da accendere?”.

Lei si schernì: “No, non fumo”. Prese subito la palla al balzo: “La mia era una scusa. Sai, con gli amici mi annoio e volevo presentarmi”.

“E li lasci da soli?!”, fece lei.

Si sedette accanto a lei. Non gli permise di allungare le mani, ma un braccio dietro la spalla fu il massimo della concessione che gli fece quella prima sera. Le amiche intanto ridacchiavano su quel ragazzo che si era fatto avanti.

All’uscita gli disse che avrebbe voluto rivederla alla luce del sole. Da quel momento iniziò una storia d’amore che dura ormai da 26 anni.

Ricordò il primo mazzo di rose che gli inviò una sera che avevano litigato. La madre, quando vide che il fioraio aveva suonato, pensò che fossero per lei. Un pensiero del marito.

Era solito scusarsi con lei con dei fiori o delle piante. Quanti gettoni hanno inghiottito le cabine telefoniche. La prima volta che fecero l’amore. La prima vacanza insieme. Le liti furibonde vicino al portone con la signora Veronica: “Insomma! Ma cosa aspetti a sposarla. Una così non si lasca scappare via per niente al mondo”. Con il passare degli anni il loro amore ha vissuto tanti momenti altalenanti: i figli il regalo più bello, Erica fu il momento peggiore.

In ufficio il clima era decisamente diverso rispetto al suo stato d’animo. Non si scompose, iniziando il suo giro di telefonate e smanettate con il mouse per cercare di risolvere più cose possibili.

Intorno alle 11 sarebbe partito per andare in ospedale.

La sua sposa lo attendeva. In trepidante attesa…

Continua…

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